E U D A I G E N

La Risposta

Metodo Eudaigen

Da diversi anni definisco la società in cui viviamo come “la società dell’ansia e dell’inganno.”

Non è una provocazione: è una descrizione precisa di quello che accade quando una società costruisce il proprio modello di successo su parametri che non hanno niente a che fare con la felicità reale delle persone, bensì sulla loro insoddisfazione strutturale e quindi sulla loro infelicità.

Questa costruzione non dipende da un’intenzione malvagia: è semplicemente un modello funzionale alla struttura della società attuale, nata da una trasformazione sociale senza precedenti, compiutasi principalmente nel decennio degli anni ’80 del secolo scorso. Una trasformazione radicale che descrivevo e argomentavo in un saggio che ho scritto nel 2013, quando vivevo in Messico: “La desestructuración masiva del ‘Yo’ en la sociedad contemporánea”.

L’analisi sociale che ho fatto più di dodici anni fa, anticipava l’esplosione delle forme del malessere psicologico e psicosomatico che oggigiorno sono diffusissime in ogni ambito, individuale, aziendale e sociale: ansia, attacchi di
panico, depressione, dipendenze, burnout, stanchezza cronica, problematiche fisiche senza causa organica, demotivazione, quiet quitting, turn over frenetici, crisi di senso.

Nel mio saggio mostravo e spiegavo anche le fondamenta della costruzione del meccanismo che priva le persone della possibilità di essere felici anche quando, apparentemente, hanno successo.

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Il Meccanismo

Quella trasformazione sociale, infatti, ha nel tempo normalizzato e radicato l'idea che il successo dia la felicità e che il successo sia facile da ottenere: per avere successo e quindi essere felici basta possedere di più, apparire di più, essere visti di più

Manipolate da questa idea diffusa costantemente e nelle forme più subdole, le persone si focalizzano quindi sul produrre di più, performare di più, competere di più, per poi però ritrovarsi intrappolate inconsapevolmente in una rincorsa interminabile, perché il "di più" non prevede un punto di arrivo in cui sostare e godere dei frutti del proprio lavoro

Una rincorsa, non una corsa fino a una meta realmente desiderata e realmente appagante

Perché il "di più" veicola un implicito subdolo e devastante: il "non abbastanza." Nella "società dell'ansia e dell'inganno", la sensazione di fondo è sempre quella di non star facendo abbastanza e, terribilmente peggio, di non essere abbastanza

Intanto il corpo sostiene, sopporta, accumula. E comincia a mandare “SOS muti”: segnali di allarme che la mente, completamente irretita dalla rincorsa, non ha il tempo né lo spazio per ascoltare
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Il Paradosso del Successo

Per mascherare la realtà di questa rincorsa e renderla addirittura desiderabile, “la società dell’ansia e dell’inganno” è saturata costantemente da narrative tanto ingannevoli quanto seducenti, come per esempio quella diffusissima del "migliorarsi", che si basa sull’idea implicita che la soluzione stia sempre in una versione più efficiente, più resiliente, più motivata di te.

Una narrativa che innanzitutto suscita un’impressione positiva, perché sfrutta la connotazione positiva della parola “migliore” e poi risulta attraente perché sembra darti valore e potere: il successo e la felicità sono nelle tue mani, in tuo potere e tu puoi ottenerli, basta che segui e applichi le “istruzioni per il miglioramento”.

Un canto di sirene irresistibile, che però serve a mascherare qualcosa di pericoloso e devastante: l’idea che il problema non sia di un sistema di funzionamento economico e sociale insostenibile, bensì la tua insufficiente capacità di stare al passo, di performare adeguatamente, di essere sufficiente e adeguato.

Nascosto all’interno della promessa di successo e felicità alla tua portata e facilmente ottenibili, la narrativa del “migliorarsi” veicola un implicito potentemente ansiogeno: “ciò che sei non va bene perché non è abbastanza, non è adeguato, non è all’altezza, quindi devi farlo diventare come ti diciamo noi. Devi diventare altro: devi diventare chi non sei”.

L’inganno funziona perché il veleno dell’insufficienza e dell’inadeguatezza che queste narrative inoculano è ben nascosto all’interno di un involucro che lo dissimula e soprattutto che appare come la promessa scintillante e trionfale: basterà continuare a performare, accumulare, mettersi in mostra di più e meglio di come lo si sta già facendo e l’effetto sarà il successo, e quindi la felicità.

Gli unici effetti che produce sono invece ulteriore frustrazione, ansia, infelicità, somatizzazioni che inscrivono il vuoto di senso nel corpo: le nuove forme di una sofferenza apparentemente paradossale, perché è la sofferenza di chi ha successo, non di chi fallisce.
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Il Successo Che Fa Ammalare

Negli ultimi anni della mia pratica clinica, questo fenomeno è diventato sempre più evidente, perché è cresciuto il numero delle persone che chiedevano aiuto per gli effetti più pesanti di quel meccanismo perverso

Chi sta più male, sempre più spesso è una persona altamente funzionale, con lavoro un prestigioso e ottimamente remunerato, socialmente ben inserita e con una vita apparentemente perfetta, che ha raggiunto un punto di crisi profonda, della quale però non si capacita, perché gli risulta incomprensibile: «Se ho fatto tutto quello che dovevo, costruito quello che dovevo, raggiunto gli obiettivi giusti e ho successo, perché non sono felice? Perché sento un vuoto dentro? Perché mi sembra che la mia vita non sia la mia

Domande strazianti, che la persona si vergogna quasi a dire ad alta voce, perché questa nuova forma del malessere, per gli stessi fattori che la causano, è vissuta come il sintomo di una propria debolezza, di un fallimento personale

L’infelicità diventa una tua colpa: “non ce la fai perché non ti sei ancora impegnato abbastanza a migliorarti”, quindi continui a correre verso il crollo, ignorando le domande che sorgono in te e gli “SOS muti” che manda il tuo corpo

Domande e “SOS” che invece rappresentano il segnale più onesto e più prezioso che una persona possa ricevere dal proprio Sé per poter cominciare a realizzare davvero la propria felicità. Ma il mercato della terapia e del benessere spinge anch’esso nella direzione opposta
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La Risposta che Non Funziona

La risposta che il mercato offre è quasi sempre la stessa: lavora su te stesso, noi ti diciamo come.

Migliora. Diventa più efficiente, più resiliente, più motivato. Performa di più, seguendo la ricetta di turno.

Ma è la stessa logica che ha creato il problema, spacciata per soluzione del problema stesso. E ovviamente non funziona. Al contrario, peggiora la situazione, perché non fa altro che reiterare il meccanismo dell'insufficienza: insufficienza di quello che si ha, che diventa rapidamente insufficienza di quello che si è.

Il problema non è la quantità di impegno o la qualità della performance. Il problema è la direzione.
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La Risposta che Funziona
Il Metodo Eudaigen

Se l'obiettivo è essere felice, le domande da porsi non sono quelle la narrativa sociale ha automatizzato: "Cosa devo fare di più? Che cosa mi manca? Come devo migliorarmi

L'unica domanda pertinente e adeguata è: «Che cosa può davvero rendere felice me?» Una domanda che già gli antichi greci avevano identificato come fondamentale e alla quale avevano dato una risposta che dopo millenni mantiene immutata la propria validità: “eudaimonia”. Eudaimonia, ovvero “felicità” in greco antico, non significa uno stato emotivo temporaneo, né l'assenza di problemi

Eudaimonia è la felicità intesa come la piena fioritura di sé, la realizzazione del proprio potenziale soggettivo, il senso profondo di stare vivendo la vita che è davvero tua. Rappresenta anche le uniche fondamenta sulle quali si possa costruire un successo sentito e vissuto come realmente proprio, realmente pieno, realmente appagante

Dal concetto di eudaimonia, dalla visione della realtà sociale nella quale siamo immersi e dalla mia esperienza clinica più che ventennale nasce il Metodo Eudaigen. Eudaigen non è un metodo per migliorare quello che già fai

Non è un percorso per diventare più produttivo, più motivato, o più resiliente. È il metodo psicosomatico integrativo che ti aiuta a capire quale vita desideri davvero e ti permette di trovare e realizzare, ogni giorno, la tua risposta autentica alla domanda: "Che cosa può davvero rendere felice me

Eudaigen lavora su mente, corpo ed emozioni in maniera integrata e integrativa, perché la risposta a quella domanda non abita solo nella testa: abita nel corpo, nelle emozioni, nella dimensione più profonda e pre-verbale di ciò che sei

E produce qualcosa che nessun obiettivo di performance può produrre: la certezza di stare costruendo la tua vita nella direzione giusta

La tua

Metodo eudaigen

La tua felicità inizia da qui

Davide Galeone

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